Quando un'opera viene danneggiata, la domanda non è soltanto quanto costi restaurarla, ma quanto valore abbia perduto. Le due cifre raramente coincidono: anche un restauro riuscito lascia spesso una perdita che il mercato riconosce, e la perizia di danno serve a determinarla e a motivarla.

Il metodo

Il punto di partenza è il valore dell'opera immediatamente prima dell'evento, e quale valore si usi dipende dalla situazione. Se l'opera è assicurata a stima accettata, cioè con un valore fissato per iscritto da assicurato e compagnia, di solito sulla base di una perizia, il valore è quello della stima. Se in polizza c'è soltanto un valore dichiarato dall'assicurato, va dimostrato il valore di mercato che l'opera aveva prima dell'evento. Se l'opera non è assicurata, o se il danno si chiede a chi lo ha causato, la perizia determina il valore equo di mercato immediatamente prima dell'evento. Coperture, franchigie e modalità di liquidazione restano materia del broker e della compagnia.

Il «prima» si ricostruisce su documenti, fotografie, condition report e valutazioni precedenti: un'opera già descritta e fotografata ha un «prima» dimostrabile, un'opera senza documenti no. Le alterazioni già presenti prima dell'evento vanno riconosciute e restano fuori dal danno.

Se l'opera sia restaurabile, che cosa comporti l'intervento e quanto costi lo stabilisce un restauratore specializzato nei materiali dell'opera. Il perito ne legge il preventivo e distingue ciò che il restauro può recuperare da ciò che resta irreversibile.

Il danno si compone così di due voci distinte: il costo del ripristino e il deprezzamento, cioè la perdita di valore che rimane anche dopo un restauro riuscito. Il valore a restauro ultimato presuppone che l'intervento riesca, e la perizia lo dichiara. Le due voci insieme non possono superare il valore dell'opera prima dell'evento: se il ripristino costa più di quanto l'opera valga, l'intervento non ha senso economico e il danno coincide con l'intero valore.

Da cosa dipende il deprezzamento

Non esiste una percentuale fissa: il deprezzamento si valuta opera per opera, considerando in particolare:

  • la natura dell'alterazione, la sua estensione e quanto interferisce con l'immagine: un alone sul margine pesa meno di un danno nel campo figurato o sulla firma;
  • l'esito prevedibile del restauro, la sua stabilità e quanto resterà visibile;
  • i danni e i restauri precedenti;
  • l'importanza dell'opera: per le opere rare o centrali nel percorso dell'artista lo stato di conservazione incide di più sul prezzo, e un danno pesa di più;
  • il modo in cui il mercato dell'artista accoglie le opere restaurate, verificato su vendite di opere comparabili con restauri documentati, quando esistono.

Per alcune tipologie, come le opere del secondo Novecento realizzate con materiali moderni, anche un intervento limitato può pesare molto sul valore.

Prima e dopo il restauro

La perdita di valore si può determinare anche prima dell'intervento, ma lo stato dell'opera danneggiata va documentato prima di qualsiasi intervento: fotografie, condition report del restauratore, conservazione degli eventuali frammenti. Una volta eseguito, il restauro va documentato e dichiarato in ogni perizia successiva, anche quando non è visibile a occhio nudo.