Definizione e completezza
La provenienza di un'opera d'arte è la registrazione della sua storia di proprietà: chi l'ha posseduta, in quali luoghi e in quali periodi, e a che titolo è passata da un proprietario all'altro, dalla sua creazione fino a oggi.
Una provenienza completa indica ogni proprietario con nome, sede e anni di possesso, e per ciascun passaggio ne precisa la natura: successione ereditaria, donazione, vendita diretta, vendita tramite mercante, asta. Provenienze di questo genere sono rare nella prassi di mercato. È assai più frequente che la storia di un'opera presenti lacune, e che i passaggi più antichi siano ricostruiti in via d'ipotesi. Una provenienza redatta con rigore dichiara con la stessa chiarezza ciò che risulta e ciò che non risulta.
Le convenzioni di scrittura
Un formato codificato esiste, ed è quello adottato da molti musei e case d'asta. I proprietari compaiono in ordine cronologico, talvolta inverso, con gli anni di nascita e morte fra parentesi quando noti. La punteggiatura ha un significato preciso: il punto e virgola fra due nomi indica un passaggio diretto dall'uno all'altro; il punto indica che il passaggio non è stato diretto o non è noto. Mercanti, gallerie e case d'asta vengono di norma distinti dai proprietari veri e propri, per lo più con le parentesi. Le formule "probabilmente" e "forse" segnalano informazioni incerte, e l'incertezza va spiegata in nota; la fonte di ciascun dato si indica in nota o fra parentesi. Non tutte le schede e i cataloghi adottano queste convenzioni, e i cataloghi commerciali seguono spesso prassi proprie: conoscerle serve a leggere correttamente le schede che le adottano, senza presumere che le adottino tutte.
Che cosa si trova in concreto
Nella maggior parte dei casi la provenienza di un'opera sul mercato si riduce a una formula: "collezione privata", nella migliore delle ipotesi seguita da una città e da una data. Una riga di questo tenore può coprire un solo proprietario o una successione di proprietari, e non lo dichiara. Da qui la regola pratica: la provenienza non si legge, si interroga. Davanti a ciascun passaggio occorre verificare da quale documento risulti, se quel documento sia consultabile, se l'intervallo fra un proprietario e il successivo sia coperto o costituisca una lacuna, se l'opera compaia in cataloghi d'asta, mostre o pubblicazioni precedenti, se abbia attraversato frontiere e con quali documenti, e a chi risalga in origine l'informazione e con quale interesse. Una riga priva di fonte è un'affermazione, non un documento: ogni passaggio va riscontrato con una prova scritta o fotografica.
Le lacune fra il 1933 e il 1948
Non tutte le lacune hanno lo stesso peso. Le interruzioni collocate fra il 1933 e il 1948 richiedono un'attenzione particolare, perché in quegli anni numerose opere d'arte furono oggetto di confische, vendite forzate, spoliazioni e trasferimenti legati agli eventi bellici e all'immediato dopoguerra. Una storia di proprietà che si interrompe in quel periodo e riprende senza spiegazione documentale richiede indagini approfondite prima dell'acquisto, non dopo. Cautele analoghe valgono per le opere passate per i Paesi dell'Europa orientale fra il 1949 e il 1990 e per Cuba fra il 1953 e il 1959, per le zone di conflitto e per i furti più recenti. Una lacuna non spiegata, infine, è anche uno dei tratti tipici delle opere non autentiche.
I registri consultabili
L'accertamento si avvale di alcune banche dati specializzate, nessuna delle quali è completa. In Italia la banca dati del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale censisce i beni rubati o illecitamente esportati; a livello internazionale l'Interpol tiene l'archivio delle opere d'arte rubate. Per le spoliazioni del periodo nazionalsocialista esistono registri dedicati in Germania, in Francia e nel Regno Unito, oltre alle risorse degli istituti di ricerca e dell'Ufficio federale svizzero della cultura. Sul versante privato, l'Art Loss Register svolge la ricerca a pagamento e rilascia un certificato in uso presso case d'asta e operatori internazionali. Occorre intendere con precisione che cosa attesti un esito negativo: che l'opera non risulta registrata nella banca dati interrogata, non che sia libera da pretese di terzi. La verifica riduce il rischio, non lo elimina.
Che cosa dice la provenienza
La provenienza concorre a stabilire l'autenticità, perché un'opera che si segue senza interruzioni fino all'artista o a una collezione a lui contemporanea poggia su una base che nessun certificato isolato offre; per questa ragione, quando è documentata e verificabile, è considerata un indicatore di primario rilievo, pur non essendo quasi mai sufficiente da sola. Incide sul valore, perché una storia di proprietà completa o illustre si paga, e una storia assente solleva domande, tanto più per gli artisti la cui produzione è ben documentata; conta anche chi ha compilato la provenienza e con quale interesse. E in caso di contestazione sulla proprietà costituisce la traccia da cui si parte per stabilire chi avesse titolo per disporre dell'opera.
Che cosa la provenienza non è
Non è di per sé una prova di autenticità: una provenienza si può costruire, i nomi si possono inventare, i documenti si possono falsificare, e chi produce falsi lo sa. Ogni passaggio va verificato per proprio conto. E non è un titolo di proprietà: una sequenza di passaggi, per quanto documentata, dice chi ha avuto l'opera, non se ciascun trasferimento sia stato legittimo. Le questioni di titolo e le eventuali rivendicazioni sono materia dell'avvocato.
La ricostruzione prende avvio dall'opera stessa — le etichette, i timbri e le iscrizioni sul retro — e prosegue con la ricerca archivistica e documentale: quali documenti la provano è il tema dell'articolo Quali documenti provano la provenienza.