Le due fasi operative

  • Consulenza: analisi delle esigenze del collezionista, orientamento tra artisti e canali di acquisto e di vendita, esame delle opere proposte e coordinamento della due diligence, la cui parte storico-artistica è affidata a specialisti dell'artista e le analisi a laboratori indipendenti. Il punto di partenza è sempre la visione del cliente.
  • Rappresentanza: negoziazione di prezzi e condizioni con gallerie, mercanti e case d'aste, gestione di trattative private ed esecuzione delle disposizioni del cliente, curando che il passaggio di proprietà sia documentato e che il fascicolo dell'opera sia completo; le verifiche sul titolo restano all'avvocato.

I pilastri dell'indipendenza

Ciò che un advisor non fa ne definisce la neutralità. L'indipendenza si fonda su precisi vincoli:

  • Non mantiene un magazzino di opere in vendita e non accetta opere in conto vendita.
  • Non agisce come mercante in alcuna transazione.
  • Il compenso proviene dal solo cliente, come spiegato nell'articolo sugli onorari.

Distinzione tra advisor, perito e collection manager

  • Art advisor: consiglia e negozia le operazioni sul mercato per conto del cliente.
  • Perito: redige valutazioni motivate e indipendenti, destinate a reggere davanti a terzi.
  • Collection manager: gestisce il patrimonio esistente (inventario, conservazione, movimentazione).

Le tre attività possono essere svolte dal medesimo professionista attraverso incarichi formalmente distinti e dichiarati. L'incompatibilità principale riguarda la stessa opera: chi l'ha periziata non ne cura poi la vendita come advisor, così come chi vende per un cliente non può rappresentare anche chi compra.

Inquadramento contrattuale

Il rapporto di consulenza non dipende da un titolo formale, ma dal contratto scritto stipulato con il cliente, che definisce poteri, perimetro dell'operazione e compenso. La tutela degli aspetti legali e della titolarità dei beni resta di pertinenza dell'avvocato.