Prima di acquistare un'opera d'arte occorre rispondere a quattro quesiti fondamentali: autenticità, stato di conservazione, congruità del prezzo e titolarità del venditore. La due diligence è il processo di analisi che risponde a queste domande. Per l'attribuzione e l'autenticità, in particolare, si avvale di tre pilastri interdipendenti.
1. Connoisseurship (esame stilistico da parte di un esperto)
È l'analisi visiva condotta da uno specialista dell'artista: ne valuta il tratto, i materiali tipici, le scelte compositive, le abitudini di firma e le anomalie ricorrenti. Pur essendo lo strumento più antico e imprescindibile, costituisce un giudizio critico che dipende dall'indipendenza dello studioso e dalla possibilità di confronto con opere di certa autografia. Le attribuzioni possono cambiare nel tempo con il procedere della ricerca storica.
2. Ricostruzione storico-documentale (provenienza)
Riguarda la tracciabilità della catena proprietaria dall'origine a oggi, includendo passaggi in galleria o all'asta, partecipazioni a mostre, citazioni nei cataloghi ragionati, etichette e timbri sul retro. Una provenienza documentata e verificabile è un indicatore di grande peso, ma di rado basta da sola: la documentazione cartacea è spesso più facile da falsificare dell'opera stessa.
3. Analisi scientifica e tecnica
Si avvale di indagini diagnostiche (radiografie, riflettografie, fluorescenza UV, analisi chimica dei pigmenti, leganti e supporti). In questo ambito vale un principio fondamentale: la scienza esclude, non prova. La presenza di un pigmento commercializzato dopo la morte dell'artista dimostra che l'opera è falsa; al contrario, la compatibilità dei materiali con l'epoca prova soltanto che l'opera potrebbe essere autentica, ma non ne garantisce la paternità.
Integrazione dei dati e gestione dell'incertezza
I tre strumenti si bilanciano e si correggono a vicenda: l'occhio dell'esperto può essere ingannato da un falso raffinato, la provenienza può essere costruita ad arte e la diagnostica può venire aggirata con materiali d'epoca. La loro applicazione congiunta riduce al minimo il margine di errore e consente di evidenziare con trasparenza gli elementi di incertezza, che non vanno mai nascosti.
Il ruolo del coordinatore
L'art advisor o il perito che gestisce la due diligence non rilascia direttamente il parere di autenticità, ma coordina l'intero processo: richiede i pareri di autenticità agli archivi, alle fondazioni o agli eredi dell'artista e commissiona le analisi a laboratori indipendenti. Il suo compito è valutare la solidità complessiva delle tre verifiche e presentare al cliente un quadro chiaro e tutelante.